Cannabis light in Italia: la storia normativa e del mercato dal 2016 al 2026

Cannabis light in Italia: la storia normativa e del mercato dal 2016 al 2026

La cannabis light in Italia ha una storia breve ma piena di colpi di scena: un mercato nato quasi per caso nel 2017, cresciuto in fretta, finito più volte nel mirino della politica e oggi sospeso tra un divieto di legge e i tribunali che continuano a dare ragione a chi vende prodotti senza efficacia drogante. Noi l'abbiamo vissuta dall'interno, dal bancone del negozio di Bovisa fino ai ricorsi di questi mesi. Qui la ripercorriamo anno per anno.

Se ti interessa solo sapere cosa si può fare oggi, trovi il quadro aggiornato nella guida sulla cannabis legale in Italia nel 2026.

storia della cannabis light in Italia

2016-2017: la legge 242 e la nascita di un mercato

La legge 242 del 2 dicembre 2016, in vigore dal 14 gennaio 2017, nasce per rilanciare la filiera agricola della canapa: fibra, semi, alimenti, cosmetici, bioedilizia. Si possono coltivare varietà iscritte nel catalogo europeo con THC non superiore allo 0,2%, e l'agricoltore che ha rispettato le regole non risponde se la pianta arriva fino allo 0,6%.

La legge non parla delle infiorescenze, né per permetterne la vendita né per vietarla. In quel silenzio, nel 2017, compaiono i primi negozi che vendono fiori di canapa a basso THC. Nel giro di pochi mesi la "cannabis light" diventa un fenomeno: centinaia di punti vendita, distributori, brand, fiere di settore.

2018: i primi paletti

Il successo attira l'attenzione delle istituzioni. Ad aprile 2018 il Consiglio Superiore di Sanità esprime un parere molto prudente sulla vendita delle infiorescenze, e a luglio una circolare del Ministero dell'Interno fornisce alle forze dell'ordine le indicazioni operative per i controlli, indicando lo 0,5% di THC come riferimento oltre il quale procedere al sequestro. Non è una soglia di legge, ma per anni diventerà il numero di riferimento per tutti.

Cosa ha fatto la cannabis light al mercato illegale

Nel 2019 tre economisti, Vincenzo Carrieri, Leonardo Madio e Francesco Principe, hanno pubblicato sulla European Economic Review il primo studio sull'effetto dei negozi di cannabis light sul mercato illegale. Incrociando i dati provinciali sui sequestri con l'apertura dei negozi tra il 2016 e il 2018, hanno stimato un calo dei sequestri di marijuana illegale fino al 14% per ogni negozio presente e mancati ricavi per la criminalità organizzata tra i 90 e i 170 milioni di euro l'anno.

2019: la Cassazione e l'emendamento che non passò

Il 30 maggio 2019 le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 30475, motivazioni depositate il 10 luglio) stabiliscono che la vendita dei derivati della canapa non rientra tra le attività previste dalla legge 242, ma che è reato solo se il prodotto ha una concreta efficacia drogante. All'inizio i titoli parlano di "cannabis light vietata"; nelle settimane successive i tribunali leggono la sentenza in modo più preciso. Il Riesame di Genova, per esempio, annulla un sequestro a Rapallo: senza prova che il THC superi lo 0,5%, la merce va restituita.

A dicembre 2019 un emendamento alla legge di bilancio prova a fare chiarezza fissando il limite allo 0,5% e introducendo una tassa sul prodotto. Viene approvato in commissione al Senato, ma la presidenza del Senato lo dichiara inammissibile e viene stralciato. Il settore resta senza una legge, affidato alla giurisprudenza.

2020-2022: anni di relativa stabilità

Dopo il 2019 il mercato si consolida. Molti piccoli operatori escono, restano quelli con prodotti analizzati e una clientela fidelizzata, e nascono le associazioni di categoria come Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia. Nell'ottobre 2020 il Ministero della Salute prova per la prima volta a inserire il CBD per uso orale tra i medicinali, ma sospende il decreto dopo quattro settimane: è l'inizio di una vicenda parallela che raccontiamo nella cronologia dei decreti sul CBD orale.

Nel settembre 2021 la raccolta firme per il referendum sulla cannabis, grazie alla firma digitale con SPID, supera in pochi giorni le 500.000 adesioni e arriva a circa 630.000. Il quesito riguardava la coltivazione, non la cannabis light. Il 16 febbraio 2022 la Corte costituzionale lo dichiara inammissibile.

emendamento DDL Sicurezza cannabis light

2023-2024: dal CBD al DDL Sicurezza

Nel 2023 torna il decreto sul CBD orale, che dal 20 settembre inserisce le composizioni per uso orale tra i medicinali; il TAR del Lazio lo sospende dopo poche settimane. A giugno 2023 a Torino parte una maxi-inchiesta: 49 perquisizioni tra negozi, case e aziende agricole e quasi due tonnellate di infiorescenze sequestrate.

Il 2024 è l'anno della svolta politica. Il governo presenta al DDL Sicurezza un emendamento, il 13.6, che equipara di fatto le infiorescenze di canapa agli stupefacenti. Il settore si mobilita con conferenze stampa alla Camera e lettere alla Commissione europea, e anche Mister Canapa aderisce. Nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 2024 le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera approvano l'emendamento, e il 18 settembre la Camera approva il DDL. Nello stesso anno arriva un nuovo decreto sul CBD orale, del 27 giugno 2024.

A giugno 2024, sul fronte opposto, l'associazione Meglio Legale deposita al Senato oltre 54.000 firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla coltivazione domestica, che inizierà a essere esaminata in commissione solo nel 2026.

2025: il Decreto Sicurezza

Per accelerare i tempi, il governo trasforma il DDL in decreto-legge. Il DL 48/2025 entra in vigore il 12 aprile 2025 e viene convertito nella legge 80 del 9 giugno 2025. L'articolo 18 vieta importazione, lavorazione, commercio, trasporto e consegna delle infiorescenze di canapa e dei prodotti che le contengono o ne derivano, compresi estratti, resine e oli, applicando le sanzioni della legge sugli stupefacenti.

Il 23 giugno 2025 l'Ufficio del Massimario della Cassazione, nella relazione n. 33/2025 sul decreto, segnala possibili contrasti dell'articolo 18 con la libera circolazione delle merci in Europa. Intanto i procedimenti vanno avanti: a settembre 2025 la maxi-inchiesta di Torino si chiude con l'archiviazione, e nello stesso mese il Tribunale di Trento, pur respingendo il ricorso d'urgenza delle associazioni di categoria, riconosce che va valutata caso per caso l'effettiva offensività dei prodotti.

A dicembre 2025 un emendamento alla legge di bilancio propone di riaprire la vendita sotto lo 0,5% di THC attraverso i canali autorizzati dai Monopoli, con un'imposta del 40%. Viene ritirato in giornata.

Decreto Sicurezza e cannabis light

2026: i tribunali, la Consulta e l'Europa

Nella pratica, la maggior parte dei sequestri si chiude con archiviazioni e restituzioni quando le analisi dimostrano THC sotto la soglia di efficacia drogante, come documenta l'Osservatorio sull'art. 18 di Canapa Sativa Italia. La Cassazione, anche nel 2026, ha ribadito che conta la capacità effettiva del prodotto di produrre effetti psicotropi.

Sull'articolo 18 sono arrivate tre questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal GIP di Brindisi, dal Tribunale di Trani e dal Tribunale di Brescia, che la Corte costituzionale discuterà insieme il 9 febbraio 2027. In parallelo, il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di giustizia UE se il divieto italiano su foglie, infiorescenze e derivati delle varietà ammesse sia compatibile con il diritto europeo. I dettagli aggiornati sono nella guida sulla cannabis legale in Italia.

La posizione di Mister Canapa

Abbiamo attraversato da vicino ogni passaggio di questa storia, dal lato del negozio e dei clienti. Dopo il Decreto Sicurezza abbiamo scelto di non sospendere la nostra attività: siamo un'attività seria e trasparente, con analisi di laboratorio su ogni lotto, e le decisioni dei tribunali confermano che prodotti senza efficacia drogante non sono stupefacenti. Continuiamo a chiedere quello che il settore chiede dal 2016: una legge chiara, basata sui dati e non sugli slogan, che dia certezze a chi coltiva, a chi trasforma e a chi vende.

Domande frequenti

Quando è nata la cannabis light in Italia?

I primi negozi sono comparsi nel 2017, dopo l'entrata in vigore della legge 242/2016 sulla canapa industriale, che non disciplinava la vendita delle infiorescenze.

Cosa ha deciso la Cassazione nel 2019?

Le Sezioni Unite hanno stabilito che la vendita dei derivati della canapa non rientra nella legge 242, ma è reato solo se il prodotto ha una concreta efficacia drogante.

Da dove viene la soglia dello 0,5%?

Non è scritta in una legge: è il riferimento usato dalla tossicologia forense, dalla circolare del Ministero dell'Interno del 2018 e dalla giurisprudenza per valutare l'efficacia drogante.

Cosa ha cambiato il Decreto Sicurezza?

Dal 12 aprile 2025 l'articolo 18 vieta il commercio delle infiorescenze di canapa e dei loro derivati. La norma è all'esame della Corte costituzionale e, indirettamente, della Corte di giustizia UE.

Cosa succede adesso?

Le date da seguire sono l'udienza della Corte costituzionale del 9 febbraio 2027 e le decisioni della Corte di giustizia UE sui rinvii italiani.

Questo articolo ha scopo informativo e di cronaca e non è una consulenza legale. Il quadro normativo è in evoluzione: per situazioni specifiche rivolgiti a un avvocato.

Revisione: staff Mister Canapa, Milano Bovisa.