Il glaucoma è una malattia degenerativa del nervo ottico che colpisce oltre 76 milioni di persone nel mondo ed è la seconda causa di cecità irreversibile dopo la cataratta. Il fattore di rischio principale è l'aumento della pressione intraoculare (IOP), che nel tempo danneggia il nervo ottico comprimendolo.
Negli ultimi decenni la ricerca ha esplorato il potenziale dei cannabinoidi nella gestione del glaucoma. E tra tutti, è il CBG (cannabigerolo) a mostrare oggi le prospettive più interessanti — non solo per la riduzione della pressione, ma anche per la neuroprotezione del nervo ottico.
Cos'è il glaucoma e perché è difficile da trattare
Il glaucoma è una neuropatia ottica cronica e progressiva. Il meccanismo centrale è l'accumulo di umor acqueo — il fluido che nutre e mantiene la forma del bulbo oculare — che non riesce a defluire correttamente, causando un aumento della pressione intraoculare. Nel tempo, questa pressione comprime e danneggia le cellule gangliari della retina e il nervo ottico, compromettendo irreversibilmente il campo visivo.
Le terapie attuali, colliri ipotonizzanti, laser e chirurgia, sono efficaci nel rallentare la progressione della malattia, ma hanno un limite fondamentale: agiscono esclusivamente sulla riduzione della pressione, senza offrire protezione diretta alle cellule nervose già danneggiate o a rischio. È proprio in questo spazio che i cannabinoidi stanno diventando oggetto di ricerca crescente.
THC, CBD e CBG: come si differenziano nel glaucoma
THC: efficace ma inutilizzabile come terapia
Il primo studio a documentare l'effetto dei cannabinoidi sulla pressione intraoculare risale al 1971: i ricercatori dimostrarono che l'inalazione di cannabis produceva una riduzione significativa della IOP. Il problema è che l'effetto del THC dura soltanto 3-4 ore. Poiché il glaucoma richiede un controllo della pressione continuativo, 24 ore su 24, mantenere un'efficacia terapeutica con il THC richiederebbe assunzioni così frequenti da renderlo incompatibile con qualsiasi attività quotidiana — senza contare gli effetti psicoattivi e cardiovascolari collaterali.
CBD: risultati contrastanti, dose-dipendenti
La ricerca si è quindi spostata sul CBD, non psicoattivo. I primi studi degli anni '70-'80 mostravano una riduzione della pressione sanguigna e una conseguente diminuzione della IOP. Tuttavia, i risultati si sono rivelati contradditori: alcune ricerche successive hanno evidenziato che dosi elevate di CBD potrebbero paradossalmente aumentare la pressione intraoculare, almeno in alcuni soggetti. Le proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive del CBD restano comunque ben documentate e potenzialmente utili per proteggere le cellule retiniche dal danno.
CBG: il candidato più promettente
Il cannabigerolo (CBG) è il precursore biochimico di tutti gli altri cannabinoidi: nella pianta giovane di cannabis il CBGA (forma acida del CBG) è la molecola da cui si sintetizzano THC, CBD e CBC. Per questo viene spesso chiamato il "cannabinoide madre". È presente in concentrazioni molto basse nelle varietà commerciali di cannabis (meno dell'1%), ma può essere estratto in forma concentrata da cultivar selezionate o da piante raccolte precocemente.
A differenza del THC, il CBG non è psicoattivo. E a differenza del CBD, mostra un profilo di interazione con i recettori oculari più diretto e consistente.
Come funziona il CBG sul glaucoma: il meccanismo
I tessuti oculari esprimono recettori del sistema endocannabinoide, in particolare CB1 e CB2, presenti nella retina, nel corpo ciliare e nella rete trabecolare, la struttura responsabile del deflusso dell'umor acqueo. Il CBG interagisce con questi recettori in modo specifico:
- Favorisce il deflusso dell'umor acqueo attraverso la rete trabecolare, riducendo la pressione intraoculare in modo diretto
- Esercita un'azione neuroprotettiva sulle cellule gangliari della retina, proteggendole dallo stress ossidativo e dall'apoptosi indotta dall'ipertensione oculare
- Modula la risposta infiammatoria locale, riducendo i mediatori infiammatori coinvolti nel danno al nervo ottico
La combinazione di queste tre azioni, riduzione della pressione, neuroprotezione e antinfiammazione, distingue il CBG dagli approcci terapeutici convenzionali, che agiscono esclusivamente sulla pressione.
Cosa dicono gli studi sul CBG e il glaucoma
La ricerca sul CBG applicato al glaucoma è ancora nella fase esplorativa, ma i risultati disponibili sono incoraggianti.
Uno studio pubblicato sulla rivista Investigative Ophthalmology & Visual Science ha evidenziato che il CBG è in grado di ridurre la pressione intraoculare con un'efficacia paragonabile a quella del timololo, il beta-bloccante più comunemente usato nei colliri per il glaucoma, senza però i suoi effetti collaterali sistemici (bradicardia, ipotensione, broncospasmo).
Un secondo studio, pubblicato sul Journal of Pharmacy and Pharmacology, ha documentato un effetto neuroprotettivo del CBG sulle cellule della retina, con potenziale applicazione nelle malattie degenerative retiniche incluso il glaucoma.
Più recentemente, uno studio disponibile su PubMed ("Effect of palmitoylethanolamide on inner retinal function in glaucoma") ha analizzato la combinazione di CBD e CBG, riscontrando un miglioramento della funzione retinica interna e suggerendo un possibile effetto protettivo sulle cellule nervose coinvolte nel glaucoma, senza effetti collaterali rilevanti.
→ Per un quadro completo sul ruolo di tutti i cannabinoidi nel glaucoma, leggi anche: Cannabis e glaucoma: il ruolo di CBD, CBG e THC
CBG vs terapie convenzionali: cosa manca ancora
È importante essere chiari su cosa sappiamo e cosa no. Gli studi disponibili sono prevalentemente preclinici (su modelli animali o colture cellulari) o condotti su campioni ristretti. Mancano ancora trial clinici controllati su larga scala sull'uomo che permettano di stabilire dosaggi efficaci, modalità di somministrazione ottimali e sicurezza a lungo termine.
Il CBG oggi non è un sostituto delle terapie standard per il glaucoma. Il suo potenziale risiede nell'integrazione: affiancare le terapie esistenti aggiungendo una componente neuroprotettiva che i colliri convenzionali non offrono. È un'area di ricerca in forte evoluzione, che nei prossimi anni potrebbe portare a sviluppi terapeutici concreti.
Come assumere l'olio CBG
L'olio CBG è la forma di assunzione più diffusa per un uso quotidiano. È composto da cristalli di cannabigerolo estratti da foglie di canapa tramite estrazione a CO2 supercritica — un metodo che preserva la purezza del principio attivo senza solventi chimici residui — e miscelati con olio di cocco frazionato MCT per migliorare l'assorbimento.
- Non è psicoattivo
- È incolore, inodore e insapore
- Si assume per via sublinguale (sotto la lingua) per un assorbimento più rapido
- Come per qualsiasi nuovo integratore, è consigliabile iniziare da una concentrazione bassa e aumentare gradualmente il dosaggio nel tempo
Attenzione: l'olio CBG è un integratore, non un farmaco. Non può sostituire la terapia medica per il glaucoma e non è approvato come trattamento per questa patologia. In caso di diagnosi di glaucoma o di terapia oculare già in corso, è indispensabile consultare il proprio oculista o medico curante prima di assumere qualsiasi integratore.
Domande frequenti su CBG e glaucoma
Il CBG abbassa la pressione oculare?
Gli studi preclinici indicano che il CBG favorisce il deflusso dell'umor acqueo e può ridurre la pressione intraoculare, con effetti paragonabili in alcuni modelli al timololo. I dati sull'uomo sono ancora limitati e non permettono di trarre conclusioni definitive.
CBG o CBD per il glaucoma: quale è meglio?
Il CBG mostra un profilo più diretto e consistente per la riduzione della pressione oculare. Il CBD ha effetti antinfiammatori e neuroprotettivi utili, ma alcune ricerche hanno evidenziato che dosi elevate potrebbero aumentare la IOP in certi soggetti. La combinazione CBD+CBG appare promettente per la neuroprotezione retinica, come suggerito da studi recenti.
Il CBG può sostituire i colliri per il glaucoma?
No. Allo stato attuale delle conoscenze, il CBG non è un sostituto delle terapie standard. Il suo potenziale è nell'integrazione: aggiungere una componente neuroprotettiva e antinfiammatoria che i colliri convenzionali non forniscono. Qualsiasi cambiamento alla terapia deve essere concordato con un medico specialista.
Il glaucoma è indicazione per la cannabis terapeutica in Italia?
Sì. Il glaucoma rientra tra le patologie per cui in Italia è possibile richiedere la prescrizione di cannabis terapeutica, secondo il DM del 9 novembre 2015. La valutazione spetta al medico specialista (oculista o medico con formazione in cannabinoidi terapeutici).
Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituisce consulenza medica. In caso di glaucoma o altre patologie oculari, rivolgersi sempre a un medico specialista. I prodotti CBG di Mister Canapa sono integratori alimentari, non farmaci.

