Chi segue il mondo della cannabis terapeutica sa bene che non si tratta più di una novità. Negli ultimi anni, CBD, CBG e altri cannabinoidi hanno attirato crescente attenzione in ambito medico grazie alle loro molteplici applicazioni: dal supporto nei disturbi del sonno alla gestione del dolore cronico, alle malattie infiammatorie intestinali e molto altro ancora. L’interesse nasce soprattutto dalla capacità di queste molecole di interagire con il sistema endocannabinoide, influenzando processi come infiammazione, stress e neuroprotezione. Proprio per questo, si è iniziato a esplorare anche un possibile ruolo nel glaucoma, una patologia complessa in cui il danno al nervo ottico è spesso legato alla pressione intraoculare.
Cos’è il glaucoma e perché CBD e CBG posso essere utili
Il glaucoma è una malattia oculare cronica e progressiva che danneggia il nervo ottico, fondamentale per la trasmissione delle informazioni visive al cervello. Il principale fattore di rischio è l’aumento della pressione intraoculare, anche se esistono forme in cui la pressione è normale. Dal punto di vista clinico, nelle fasi iniziali è spesso silenzioso, ma con il tempo porta a perdita del campo visivo, e nei casi avanzati può causare cecità irreversibile.

Terapie disponibili
Ad oggi, la gestione del glaucoma si basa su un unico obiettivo, ovvero ridurre la pressione intraoculare in modo stabile. Questo si può ottenere tramite colliri ipotonizzanti, trattamenti laser o chirurgia nei casi più complessi. Questi approcci sono efficaci nel rallentare la progressione della malattia, ma non agiscono direttamente sulla protezione del nervo ottico, che rappresenta una delle principali sfide della ricerca attuale.
Cannabis e glaucoma: cosa dice la ricerca
L’interesse verso la cannabis deriva dalla presenza di recettori endocannabinoidi anche nei tessuti oculari. Alcuni cannabinoidi, in particolare il THC, hanno dimostrato di poter ridurre la pressione intraoculare, ma l’effetto dura poche ore, richiede somministrazioni frequenti ed è quindi difficilmente praticabile come terapia. Negli ultimi anni, l’attenzione si è spostata soprattutto sui cannabinoidi non psicoattivi come CBD e CBG, per il loro possibile ruolo antinfiammatorio e neuroprotettivo. Il discorso, infatti, cambia con la combinazione di CBD e CBG, come emerso nello studio “Effect of palmitoylethanolamide on inner retinal function in glaucoma” disponibile su PubMed, che ha riscontrato effetti incoraggianti senza presentare effetti collaterali. In particolare, lo studio ha evidenziato un miglioramento della funzione retinica interna, suggerendo un possibile effetto protettivo sulle cellule nervose coinvolte nel glaucoma.

Il ruolo dei cannabinoidi
Le ricerche più recenti suggeriscono che i cannabinoidi potrebbero offrire benefici su più livelli:
- azione neuroprotettiva sul nervo ottico;
- riduzione dell’infiammazione;
- effetto antiossidante contro i danni cellulari;
- modulazione del sistema endocannabinoide.
Questo approccio rappresenta un cambio di prospettiva: non solo controllo della pressione, ma anche possibile supporto alla salute del sistema nervoso oculare.

La cannabis terapeutica rappresenta senza dubbio uno degli ambiti più promettenti della medicina moderna, con applicazioni già interessanti in numerosi ambiti. Nel caso del glaucoma, il suo potenziale risiede soprattutto nella possibilità di affiancare le terapie tradizionali con strategie orientate alla neuroprotezione. Servono tuttavia maggiori studi e ricerche per comprenderne al meglio le potenzialità e il loro utilizzo. Ad oggi, infatti, i cannabinoidi non sostituiscono le terapie standard, ma rappresentano un ambito di ricerca in forte evoluzione.
A cura di Enrica Cappello
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