Nel dicembre 2016 quasi nessuno si aspettava quello che sarebbe successo nei mesi successivi. Una legge tecnica sulla filiera della canapa industriale — la Legge 242/2016 — aveva aperto uno spiraglio normativo che in pochi avevano letto fino in fondo. Nel giro di un anno, da quello spiraglio era nato un mercato da centinaia di milioni di euro e migliaia di punti vendita in tutta Italia. Si chiamava cannabis light — e niente, da allora, è stato più uguale a prima per il settore della canapa nel nostro Paese.
Questa è la storia di quel mercato: com'è nato, come è cresciuto, quali battaglie ha combattuto e dove si trova oggi.
2016: la legge che nessuno aveva letto
La Legge 2 dicembre 2016, n. 242 nasce con un obiettivo tecnico e agricolo: promuovere la filiera della canapa industriale italiana, sostenere i coltivatori e regolamentare la produzione di fibre, semi e derivati. Non c'è nessun riferimento esplicito alle infiorescenze nella legge originale — o meglio, c'è uno spiraglio: la norma consente la coltivazione di varietà di Cannabis sativa L. iscritte nel catalogo europeo con un contenuto di THC non superiore allo 0,2% (con tolleranza fino allo 0,6%).
Un gruppo di imprenditori — alcuni già attivi nel settore hemp, altri provenienti da mondi diversi — legge quella tolleranza come un'opportunità. Se la pianta può contenere fino allo 0,6% di THC senza essere classificata come stupefacente, allora anche le infiorescenze — la parte della pianta più ricca di cannabinoidi — rientrano nella definizione di prodotto legale. Non è esattamente quello che il legislatore aveva in mente, ma non è neanche esplicitamente vietato.
I primi shop aprono nel 2017. Vendono infiorescenze di canapa light in buste trasparenti con etichette che recitano "per uso tecnico e collezionismo" o "per aromaterapia". Il prezzo è alto, la qualità è variabile, ma la domanda è immediata e fortissima.
2018: il boom
Nel 2018 il mercato esplode. Si stima che in Italia aprano oltre 1.000 nuovi shop di cannabis light nel corso dell'anno — alcuni in locali di pregio, molti in piccoli spazi commerciali ricavati da negozi precedenti, qualcuno anche inside a tabaccherie e bar. Parallelamente crescono gli shop online, con spedizioni in tutta Italia.
I prodotti si moltiplicano: infiorescenze indoor di alta gamma, outdoor economiche, hashish CBD, trinciati, oli estratti dalle infiorescenze. I prezzi scendono progressivamente con l'aumento dell'offerta. Il mercato si struttura: nascono distributori specializzati, brand dedicati, fiere di settore.
È in questo periodo che apre anche il primo store di Mister Canapa — in zona Università Cattolica a Milano, poi trasferitosi a Bovisa. La scelta di quel quartiere non è casuale: sede del Politecnico di Milano, comunità giovane e internazionale, un pubblico curioso e informato. Esattamente il profilo di chi si avvicina alla cannabis light non per mancanza di alternative, ma per scelta consapevole.
2019: la prima offensiva normativa
Il mercato in piena espansione attira attenzione politica. Nel 2019 la Corte di Cassazione emette una sentenza — poi molto discussa e interpretata in modi opposti — che sembra aprire alla possibilità di perseguire penalmente i venditori di cannabis light. La sentenza crea panico nel settore: molti shop chiudono temporaneamente, altri modificano le etichette, altri ancora scelgono di resistere.
La risposta del mercato è di riorganizzarsi: nascono le prime associazioni di categoria (Canapa Sativa Italia, Imprenditori Canapa Italia), che iniziano a costruire un'interlocuzione con le istituzioni e a coordinare la risposta del settore alle pressioni normative. È il primo segnale che questo mercato ha acquisito sufficiente massa critica — economica e politica — per difendersi.
2020-2022: la stabilizzazione
Dopo il turbolento 2019, il mercato trova una relativa stabilità. I tribunali iniziano a pronunciarsi in modo più uniforme — spesso a favore degli operatori, richiamando il primato del diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE che vieta di impedire la libera circolazione del CBD legale senza evidenze scientifiche di danno per la salute pubblica.
Il mercato si consolida: molti piccoli operatori escono, rimangono quelli con modelli di business solidi, prodotti certificati e una base clienti fidelizzata. Il profilo del consumatore di cannabis light si definisce: non più solo curiosi e trasgressori, ma persone che usano CBD per il benessere, per il sonno, per lo stress, per il supporto a condizioni croniche. Il mercato degli oli CBD cresce più rapidamente di quello delle infiorescenze.
Parallelamente, la normativa europea si chiarisce: la Corte di Giustizia UE con la sentenza C-663/18 stabilisce che il CBD non può essere trattato come sostanza stupefacente da un Estado membro senza evidenze scientifiche di rischio.
2024: la nuova offensiva — emendamento 13.6 e decreto CBD
Con il governo Meloni arriva la stretta più seria fino a quel momento. Nel giugno 2024 viene presentato l'emendamento 13.6 al DDL Sicurezza, che punta a equiparare la cannabis light agli stupefacenti. La mobilitazione del settore è immediata e coordinata: conferenza stampa alla Camera, lettera alla Commissione Europea, petizione con adesione di EIHA e organizzazioni europee.
L'emendamento viene accantonato — ma solo temporaneamente. Il 27 giugno 2024 il Ministero della Salute pubblica un decreto che inserisce le composizioni orali di CBD nella Tabella dei medicinali stupefacenti (sezione B), richiedendo ricetta medica non ripetibile per la loro vendita. Il TAR del Lazio sospende il decreto su ricorso, ma il governo impugna la sospensione davanti al Consiglio di Stato.
In agosto 2024, nella notte, una versione rivista dell'emendamento sulla cannabis light viene reintrodotta e approvata in commissione.
2025: il Decreto Sicurezza e la risposta della Cassazione
Il Decreto Sicurezza (D.L. 48/2025), entrato in vigore il 12 aprile 2025 e convertito in Legge 80/2025 il 9 giugno 2025, rappresenta la stretta più severa nella storia del mercato italiano della cannabis light. Le infiorescenze di canapa vengono equiparate agli stupefacenti ai fini penali, rendendo illegale la loro commercializzazione anche con THC entro i limiti di legge.
La risposta del settore e della magistratura è più rapida e più forte di quanto molti si aspettassero. Il 23 giugno 2025, l'Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione pubblica la Relazione n. 33/2025, che critica duramente il decreto definendolo incompatibile con il diritto europeo. I tribunali di merito iniziano a produrre sentenze favorevoli al settore. A novembre 2025, il Consiglio di Stato rinvia la questione alla Corte di Giustizia dell'UE, che dovrà pronunciarsi sulla legittimità del divieto italiano — sentenza attesa entro 1-2 anni.
A dicembre 2025, un emendamento parlamentare propone di regolarizzare la vendita di infiorescenze attraverso i Monopoli di Stato con un'imposta del 40%. Non è ancora legge, ma segnala che qualcosa si sta muovendo.
Dove siamo oggi: un mercato in attesa di sentenza
Il mercato italiano della cannabis light nel 2026 è in una situazione paradossale: il decreto che ne vieta la commercializzazione è legge, ma molti tribunali lo stanno disappliendo richiamando il primato del diritto europeo. Alcuni operatori continuano a vendere, altri hanno sospeso l'attività in attesa di chiarezza, altri ancora hanno spostato la propria offerta verso i prodotti non colpiti dal decreto — cosmetici, alimenti, accessori.
Mister Canapa ha scelto la trasparenza: aggiornare i clienti sull'evoluzione normativa, continuare a operare dove la legge lo consente e attendere l'esito del giudizio europeo con la consapevolezza che la storia di questo mercato non è ancora finita — probabilmente non è nemmeno a metà.
→ Per il quadro normativo dettagliato e aggiornato: Cannabis legale in Italia 2026: cosa è permesso e cosa no
→ Per la storia dell'emendamento 13.6: Emendamento 13.6 e Decreto Sicurezza: la storia completa
Domande frequenti sulla storia della cannabis light in Italia
Quando è diventata legale la cannabis light in Italia?
La Legge 242 del 2 dicembre 2016 ha aperto lo spazio normativo che ha dato vita al mercato della cannabis light. I primi shop hanno aperto nel 2017, con il boom commerciale nel 2018. La legge non citava esplicitamente le infiorescenze come prodotto legale — la cannabis light ha operato in uno spazio di interpretazione normativa che il Decreto Sicurezza 2025 ha cercato di chiudere.
Quante aziende operano nel settore della cannabis light in Italia?
Al picco del mercato, prima del Decreto Sicurezza 2025, si stimavano oltre 3.000 aziende e 10.000 posti di lavoro diretti nel settore. Dopo aprile 2025 molti operatori hanno sospeso o ridotto l'attività nell'attesa di chiarezza giudiziaria.
Il mercato della cannabis light riprenderà?
La risposta dipende dalla Corte di Giustizia dell'UE, a cui il Consiglio di Stato italiano ha rinviato la questione a novembre 2025. Se la Corte dovesse confermare l'incompatibilità del divieto italiano con il diritto europeo — come già stabilito dalla sentenza C-663/18 — il decreto verrebbe disapplicato e il mercato potrebbe riprendere. La sentenza è attesa entro 1-2 anni.
Cosa vende Mister Canapa oggi?
Mister Canapa continua a operare vendendo i prodotti consentiti dalla normativa vigente: cosmetici alla canapa, alimenti (semi, farina, proteine), accessori smoking, oli CBD conformi alla normativa, prodotti per il benessere e per gli animali. Per i prodotti cannabis-derivati soggetti al decreto, la situazione è in evoluzione e viene aggiornata in tempo reale. Contattaci per informazioni sui prodotti attualmente disponibili.
Questo articolo ha scopo puramente informativo e storico-editoriale. Il quadro normativo descritto è aggiornato a maggio 2026 ed è soggetto a ulteriori evoluzioni. Non costituisce consulenza legale.

