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Canapa e DDL Sicurezza: come i cittadini possono agire

 

Quando a giugno 2024 è emerso l'emendamento 13.6 al DDL Sicurezza — quello che avrebbe equiparato la cannabis light alla cannabis illegale — la prima reazione di molti operatori e consumatori è stata di disorientamento. Cosa si poteva fare? A chi rivolgersi? Valeva la pena provare a cambiare qualcosa?

Quello che è successo nei mesi successivi dimostra che sì, valeva la pena. La mobilitazione del settore ha prodotto risultati concreti — non ha fermato il decreto, ma ha costruito gli strumenti giuridici e politici che oggi stanno mettendo in discussione la norma davanti alla Corte di Giustizia dell'UE. Questa è la storia di quegli strumenti e di come funzionano.

La segnalazione alla Commissione Europea: cos'è e perché conta

Uno degli strumenti più potenti a disposizione dei cittadini europei quando un governo nazionale adotta norme incompatibili con il diritto dell'UE è la segnalazione alla Commissione Europea. Non è un ricorso giudiziario — non ha effetto immediato — ma può innescare una procedura di infrazione che obbliga lo Stato membro a modificare la norma o a giustificarla davanti alle istituzioni europee.

Nel 2024, attraverso il sito di Canapa Sativa Italia, è stato possibile inviare due tipi di segnalazione:

  • Contro il decreto del 27 giugno 2024 del Ministero della Salute, che inseriva le composizioni per uso orale di CBD tra le sostanze stupefacenti, in violazione dei regolamenti europei sulla canapa e sulla libera concorrenza
  • Contro l'emendamento 13.6 al DDL Sicurezza, che equiparava le infiorescenze di canapa industriale agli stupefacenti, in contrasto con la libera circolazione delle merci garantita dai Trattati UE e con la giurisprudenza della Corte di Giustizia (sentenza C-663/18)

Anche Mister Canapa ha aderito a questa iniziativa, insieme a migliaia di altri operatori e privati cittadini. La segnalazione di massa — quando coinvolge un numero elevato di soggetti su una stessa norma — aumenta la pressione politica sulla Commissione e rende più difficile ignorare il problema.

Se vuoi sapere se esistono segnalazioni attive su normative successive, controlla il sito di Canapa Sativa Italia o di Imprenditori Canapa Italia — le due associazioni di categoria che hanno coordinato le iniziative nel 2024 e nel 2025.

Il ricorso al TAR: come funziona e cosa ha ottenuto

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) è lo strumento principale per contestare in Italia un atto amministrativo — come un decreto ministeriale — che si ritiene illegittimo. Il ricorso può essere presentato da chiunque abbia un interesse diretto e attuale a impugnare l'atto: nel caso del decreto CBD del 27 giugno 2024, i soggetti legittimati erano le associazioni di categoria e le aziende del settore.

Il TAR del Lazio, su ricorso di Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia, ha accolto la richiesta di sospensiva cautelare nel settembre 2024 — bloccando temporaneamente l'applicazione del decreto che inseriva il CBD orale tra gli stupefacenti. Un risultato importante, anche se parziale: la sospensiva non annullava il decreto, ma ne impediva l'applicazione in attesa del giudizio nel merito.

Il governo ha impugnato la sospensiva davanti al Consiglio di Stato, avviando un contenzioso ancora in corso. A novembre 2025 il Consiglio di Stato ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell'UE — la mossa più significativa dell'intera vicenda, che ora coinvolge le massime istituzioni giudiziarie europee.

Le proteste di piazza: oltre 100.000 persone

Dopo l'approvazione del DDL Sicurezza, oltre 100.000 persone sono scese nelle piazze di tutta Italia per protestare contro le restrizioni sulla cannabis light. Non è un dato trascurabile in un Paese in cui le manifestazioni su temi di policy specifica raramente superano le poche migliaia di partecipanti.

Le proteste hanno avuto un effetto politico diretto: hanno reso visibile al grande pubblico una battaglia che rischiava di rimanere confinata agli addetti ai lavori, hanno portato attenzione mediatica nazionale sul tema e hanno contribuito a costruire una base di consenso che ha reso più difficile per la maggioranza ignorare le conseguenze economiche del decreto.

La mobilitazione delle organizzazioni agricole

Uno degli elementi più significativi della risposta al DDL Sicurezza è stato il coinvolgimento delle grandi organizzazioni agricole italiane — Coldiretti, Confagricoltura e CIA-Agricoltori Italiani — che tradizionalmente non si schierano su temi legati alla cannabis.

La loro posizione è stata netta: la norma, vietando importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa, rendeva di fatto impossibile coltivare e commercializzare anche la canapa a uso industriale — quella per i tessuti, per l'edilizia, per la cosmetica. Non solo la cannabis light da fumo, ma l'intera filiera agricola della canapa italiana era a rischio.

Oltre il 65% delle imprese impegnate nella coltivazione della canapa sono gestite da under 40, con una buona percentuale di donne. Il coinvolgimento di Coldiretti e Confagricoltura ha spostato il dibattito su un piano economico e agricolo che ha reso la norma molto più difficile da difendere politicamente.

La petizione al Parlamento Europeo

Parallelamente ai ricorsi italiani, le associazioni di categoria hanno presentato una petizione formale al Parlamento Europeo, a cui hanno aderito anche l'European Industrial Hemp Association (EIHA) e l'organizzazione francese UPCBD. La petizione chiedeva al Parlamento di intervenire sulla questione italiana come caso di violazione sistematica del diritto europeo sulla canapa industriale.

La petizione è uno strumento formale che obbliga il Parlamento Europeo a esaminare la questione e a produrre una risposta — aumentando ulteriormente la pressione istituzionale sull'Italia.

Dove siamo oggi e cosa è ancora possibile fare

La partita non è chiusa. Il Consiglio di Stato ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell'UE a novembre 2025 — una procedura che richiede tipicamente uno o due anni. Nel frattempo il decreto è legge, ma molti tribunali italiani lo stanno disapplicando richiamando il primato del diritto europeo.

Gli strumenti di partecipazione attiva che restano disponibili:

  • Monitorare le associazioni di categoria — Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia pubblicano aggiornamenti regolari sull'evoluzione del contenzioso e attivano campagne di segnalazione quando necessario
  • Sostenere i ricorsi — i procedimenti giudiziari hanno costi significativi; alcune associazioni raccolgono fondi per sostenere le spese legali del contenzioso europeo
  • Informarsi e informare — la disinformazione sulla cannabis light è ancora molto diffusa; contribuire a una narrazione accurata e basata sui dati è una forma di partecipazione civica concreta
  • Scrivere ai propri rappresentanti politici — deputati e senatori, soprattutto quelli della maggioranza, sono sensibili alle pressioni dei propri elettori su questioni con impatto economico diretto nel territorio

→ La cronologia completa della vicenda normativa: Emendamento 13.6 e Decreto Sicurezza — storia completa
→ La nostra posizione: DDL Sicurezza e cannabis light: quello che pensiamo
→ Cosa è legale oggi: Cannabis terapeutica in Italia: come funziona e come accedervi

Questo articolo ha scopo puramente informativo e civico. Non costituisce consulenza legale. I link esterni rimandano a organizzazioni di categoria indipendenti da Mister Canapa. Le informazioni normative si riferiscono al quadro aggiornato a maggio 2026.