Agosto 2019. Un giudice dell'Oklahoma condanna Johnson & Johnson a pagare 572 milioni di dollari per il suo ruolo nella crisi degli oppioidi che ha devastato lo stato e, più in generale, gli Stati Uniti. È il primo processo penale mai intentato contro un produttore farmaceutico per la dipendenza da oppiacei da prescrizione. La notizia fa il giro del mondo. Ma la storia non finisce lì, e il finale è molto diverso da quello che ci si aspettava.
La crisi degli oppioidi negli Stati Uniti: i numeri
Per capire il peso del processo dell'Oklahoma, serve prima comprendere le dimensioni del problema. La crisi degli oppioidi negli Stati Uniti è uno dei più gravi disastri di salute pubblica della storia moderna. Dal 1999 al 2017, i farmaci oppioidi da prescrizione hanno contribuito a oltre 400.000 morti negli Stati Uniti. Solo nel 2017, oltre 70.000 americani sono morti a causa di un sovradosaggio da oppioidi.
Il meccanismo che ha innescato l'epidemia è stato ricostruito in dettaglio durante anni di indagini: a partire dalla fine degli anni '90, alcune grandi case farmaceutiche hanno commercializzato antidolorifici a base di oppioidi con campagne di marketing aggressive, minimizzando i rischi di dipendenza e spingendo i medici a prescriverli anche per dolori non gravi. Il risultato è stato una generazione di dipendenti da farmaci legalmente prescritti, spesso destinata a passare all'eroina o al fentanyl quando le ricette diventavano inaccessibili.
Il processo dell'Oklahoma: la prima condanna storica
Lo stato dell'Oklahoma è stato il primo a portare in tribunale questa storia, scegliendo Johnson & Johnson come imputato principale. Fra il 2015 e il 2018, in Oklahoma erano state prescritte 18 milioni di ricette per oppioidi: una cifra enorme per uno stato di soli 3,9 milioni di abitanti. Dal 2000, circa 6.000 residenti erano morti per overdose accidentale da oppioidi da prescrizione.
Il processo si è svolto nell'estate del 2019 davanti al giudice Thad Balkman. L'accusa, guidata dal procuratore generale Mike Hunter, ha sostenuto che Johnson & Johnson non si era limitata a vendere i propri farmaci oppioidi (il Nucynta e il Duragesic), ma era anche proprietaria di due aziende che fornivano i principi attivi ad altri produttori, e aveva condotto una campagna di marketing aggressiva che aveva spinto i medici a superare la loro riluttanza nel prescrivere oppioidi, minimizzando consapevolmente i rischi di dipendenza e di morte.
Il 26 agosto 2019, il giudice Balkman ha emesso la sua sentenza: Johnson & Johnson aveva intenzionalmente minimizzato i pericoli dell'uso di farmaci oppioidi per la salute, ed era responsabile di aver creato un "disturbo pubblico" che aveva devastato l'Oklahoma. La condanna era di 572 milioni di dollari, molto meno dei 17 miliardi richiesti dall'accusa, ma comunque una cifra storica.
Due altri produttori avevano già raggiunto accordi prima del processo: Purdue Pharma per 270 milioni di dollari e Teva Pharmaceutical per 85 milioni. Johnson & Johnson aveva scelto di andare a processo e aveva perso.
Il ricorso e il ribaltamento del 2021
Johnson & Johnson aveva immediatamente annunciato il ricorso, definendo la sentenza "imperfetta" e sostenendo che la sua divisione farmaceutica Janssen non fosse "la causa della crisi degli oppioidi in Oklahoma".
Il 9 novembre 2021, dopo quasi due anni di attesa, la Corte Suprema dell'Oklahoma si è pronunciata con un voto di 5 a 1: la condanna da 465 milioni di dollari contro Johnson & Johnson è stata ribaltata. La corte ha stabilito che la legge statale sul disturbo pubblico non si estende alla produzione, al marketing e alla vendita di farmaci da prescrizione.
"Per quanto grave sia il problema della dipendenza da oppioidi in Oklahoma, la legge sul disturbo pubblico non fornisce un rimedio per questo danno", ha scritto il giudice James Winchester nella sentenza di maggioranza. La corte ha ritenuto che applicare la dottrina del "disturbo pubblico" alla vendita di prodotti legali avrebbe creato una responsabilità illimitata e senza principi per i produttori, aprendo la strada a cause contro qualsiasi grande azienda per qualsiasi problema di salute pubblica.
Il ribaltamento dell'Oklahoma è arrivato poche settimane dopo una decisione analoga in California, dove un giudice aveva assolto Johnson & Johnson e altri produttori in un'analoga causa sugli oppioidi. I due verdetti hanno messo in discussione la strategia legale del "disturbo pubblico" usata da stati e comuni in migliaia di cause contro l'industria farmaceutica.
Il contesto più ampio: il maxi accordo da 26 miliardi
La vittoria legale in Oklahoma non ha chiuso il capitolo per Johnson & Johnson. In parallelo alle cause statali, J&J e i tre principali distributori di farmaci americani (McKesson, Cardinal Health e AmerisourceBergen) stavano negoziando un accordo complessivo per risolvere le migliaia di cause federali pendenti. Nel 2022 è stato finalizzato un accordo complessivo da circa 26 miliardi di dollari da distribuire tra stati, comuni, contee e tribù native americane per finanziare programmi di trattamento della dipendenza.
Perché questa storia riguarda anche la cannabis
La crisi degli oppioidi ha avuto un effetto indiretto sul dibattito sulla cannabis, inclusa quella terapeutica e light. In molti stati americani, la legalizzazione della cannabis è stata presentata anche come strumento di riduzione del danno alternativo agli oppioidi da prescrizione per la gestione del dolore cronico. Alcuni studi, ancora controversi, hanno osservato una correlazione tra l'accesso legale alla cannabis e una riduzione delle prescrizioni di oppioidi in certi contesti. Non si tratta di un dato definitivo, ma è parte di una conversazione più ampia su come le politiche sulle sostanze influenzano la salute pubblica.
Ciò che il processo J&J ha reso chiaro è che la crisi degli oppioidi è stata in parte il risultato di una comunicazione farmaceutica distorta e di campagne di marketing che hanno anteposto il profitto alla trasparenza sui rischi. È un precedente che ha cambiato il modo in cui i regolatori guardano alla comunicazione di qualsiasi prodotto con effetti sull'organismo, inclusi quelli a base di cannabinoidi.
Fonti: NPR, Reuters, NBC News, Washington Post, Il Sole 24 Ore.

