THCP: cos'è, come funziona e cosa dice la scienza

THCP: cos'è, come funziona e cosa dice la scienza

Il THCP (delta-9-tetraidrocannabiforolo) è un fitocannabinoide naturale scoperto nel 2020 da un gruppo di ricercatori italiani. La sua caratteristica più sorprendente? Un'affinità per i recettori CB1 del cervello oltre 30 volte superiore a quella del comune THC. Una scoperta che ha ridefinito la nostra comprensione della cannabis e dei suoi principi attivi.

Cos'è il THCP?

Il THCP è un cannabinoide naturale presente nella pianta di Cannabis sativa in tracce molto ridotte. Strutturalmente somiglia al delta-9-THC (il cannabinoide psicoattivo più noto), ma si distingue per una catena laterale alchilica a sette atomi di carbonio invece di cinque. È proprio questa piccola differenza molecolare a renderlo straordinariamente più attivo dal punto di vista farmacologico.

Il nome completo del composto è (-)-trans-Δ9-tetraidrocannabiforolo, abbreviato in Δ9-THCP.

thcp

Chi ha scoperto il THCP?

La scoperta del THCP si deve a un team di ricercatori italiani guidati dal professor Giuseppe Cannazza, con i risultati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports, parte del network di Nature, una delle più autorevoli al mondo in campo scientifico.

I ricercatori stavano analizzando il profilo fitocannabinoide della FM2, una varietà di cannabis medicinale prodotta dall'Istituto Chimico Militare di Firenze per conto del Ministero della Difesa italiano, quando si sono imbattuti nel nuovo composto.

Come è stato estratto il THCP?

Il THCP è stato isolato e completamente caratterizzato dalla varietà FM2 di cannabis Sativa. La sua struttura è stata confermata attraverso una sintesi stereoselettiva che ha permesso di assegnarne con precisione la configurazione stereochimica — un requisito essenziale per la validazione scientifica di un nuovo composto naturale.

Insieme al THCP, i ricercatori hanno identificato anche il suo analogo cannabidiolico: il CBDP (cannabidiforolo), con la stessa catena laterale a sette termini ma basato sulla struttura del CBD anziché del THC.

Perché il THCP è così potente?

La potenza del THCP dipende direttamente dalla sua affinità di legame per il recettore CB1, il principale recettore cannabinoide presente nel cervello umano. Nei test in vitro, il THCP ha mostrato un'affinità per il recettore CB1 oltre 30 volte maggiore rispetto al THC.

In parole semplici: il THCP si "aggancia" al recettore CB1 con una forza molto superiore, producendo effetti cannabimimetici a dosi significativamente più basse.

Cosa dicono i test farmacologici sul THCP?

I ricercatori hanno valutato l'attività del THCP attraverso il "tetrad test", un protocollo farmacologico standardizzato per misurare l'attività cannabimimetica nei topi. I quattro parametri misurati sono:

  • Ipomotilità (riduzione dell'attività motoria)
  • Analgesia (riduzione della sensibilità al dolore)
  • Catalessi (stato di immobilità indotta)
  • Riduzione della temperatura corporea

Il THCP ha prodotto tutti e quattro questi effetti, confermando la sua attività come agonista dei recettori CB1. Il dato più significativo riguarda le dosi attive: mentre il THC risulta attivo a partire da 10 mg/kg, il THCP ha prodotto effetti comparabili già a 5 mg/kg — la metà della dose — in tre dei quattro test.

THCP vs THC: qual è la differenza?

Caratteristica

THC (Δ9-THC)

THCP (Δ9-THCP)

Catena laterale

5 atomi di carbonio

7 atomi di carbonio

Affinità CB1

Riferimento

~30× superiore

Dose attiva nei test

10 mg/kg

5 mg/kg

Presenza nella pianta

Abbondante

Tracce molto ridotte

Scoperta

Anni '60

2020


Perché questa scoperta è importante per la ricerca?

La scoperta del THCP ha implicazioni che vanno oltre il semplice catalogo di un nuovo cannabinoide. I ricercatori hanno sottolineato come la presenza di THCP in alcune varietà di cannabis potrebbe spiegare perché certi raccolti producono effetti farmacologici molto più intensi di quanto la sola concentrazione di THC lascerebbe prevedere.

In pratica: due varietà con la stessa percentuale di THC possono avere effetti molto diversi, e il THCP — anche in tracce — potrebbe essere in parte responsabile di questa variabilità.

Questo apre nuove prospettive per:

  • La ricerca farmacologica su nuovi trattamenti basati sui cannabinoidi
  • La selezione varietale in campo medico
  • La comprensione più profonda del sistema endocannabinoide

Il THCP è legale in Italia?

Il THCP non rientra esplicitamente nelle tabelle delle sostanze stupefacenti del D.P.R. 309/90, ma la sua struttura analoga al THC e la sua potente attività psicoattiva lo pongono in una zona normativa grigia. In Italia, la legge può considerare illegali i composti con struttura analoga a sostanze controllate anche se non esplicitamente elencati.

Non è disponibile come prodotto di consumo legale in Italia. La sua rilevanza attuale è principalmente scientifica e di ricerca.

Domande frequenti sul THCP

Il THCP fa parte della cannabis light? No. La cannabis light (CBD) venduta legalmente in Italia non contiene THCP in quantità significative e non produce effetti psicoattivi. Il THCP è presente in tracce nelle varietà di cannabis in generale, ma non è un ingrediente intenzionale nei prodotti CBD legali.

Il THCP si trova nei prodotti CBD? No. I prodotti a base di CBD come olio, infiorescenze light o estratti legali non contengono THCP in quantità rilevanti né vengono formulati con questo cannabinoide.

Quanto è potente il THCP rispetto all'HHCP o al THC-P sintetico? Il THCP naturale è la stessa molecola comunemente chiamata "THC-P" nel mercato dei cannabinoidi alternativi. Forme sintetiche o semisintetiche possono avere profili diversi.


La scoperta del THCP da parte del team del professor Cannazza rappresenta un contributo italiano significativo alla scienza dei cannabinoidi. Dimostra che la cannabis è ancora una pianta poco esplorata, capace di riservare sorprese scientifiche rilevanti. Comprendere il profilo completo dei fitocannabinoidi di ogni varietà è essenziale per sviluppare applicazioni terapeutiche più precise e sicure.


Fonte scientifica: Linciano et al., "Identification of a new Cannabidiol-like phytocannabinoid", Scientific Reports, Nature Network, 2020.

Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza medica o legale.

Gennaio 2020 – aggiornato maggio 2026