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Cannabis terapeutica per gli animali: intervista a Elena Battaglia

La prima veterinaria in Italia ad aver introdotto l'utilizzo della cannabis terapeutica nella pratica clinica veterinaria, Elena Battaglia si occupa da oltre dieci anni di terapie a base di cannabinoidi, in particolare per cani e gatti. Nel corso della sua attività ha seguito migliaia di casi, contribuendo alla diffusione di un approccio ancora poco conosciuto ma sempre più discusso nel mondo veterinario.

La nostra intervista a Elena Battaglia

Oltre all'attività clinica, Elena è docente presso Cannabiscienza e si occupa di formazione sui cannabinoidi applicati alla salute animale. Le abbiamo posto alcune domande per capire meglio quali sono le potenzialità del CBD, quali errori evitare e come sta evolvendo il settore della cannabis terapeutica veterinaria in Italia.

elena battaglia

Quando si parla di cannabis e CBD, in particolare per cani e gatti, quali sono le cose più importanti che i proprietari dovrebbero sapere prima di utilizzarli?

Assolutamente no il fai-da-te. Spesso si acquistano prodotti senza conoscere il corretto dosaggio, le modalità di somministrazione o i parametri da monitorare durante il trattamento. In questi casi il rischio è che il trattamento risulti inefficace e rappresenti una spesa inutile. Capita spesso che dopo pochi giorni dall’inizio della terapia, i proprietari aumentino autonomamente il dosaggio perché non vedono risultati immediati. In realtà i cannabinoidi richiedono tempo per agire e ogni animale può rispondere in modo diverso.

È fondamentale affidarsi a un veterinario che conosca queste sostanze, anche perché possono verificarsi interazioni con altri farmaci eventualmente già in uso. Inoltre, è necessario saper valutare la qualità dei prodotti disponibili sul mercato: oggi si trovano numerose formulazioni online, ma non tutte offrono le stesse garanzie in termini di sicurezza e affidabilità.

Quali sono le principali patologie nelle quali vengono utilizzati CBD e cannabis terapeutica? Ci sono stati dei casi che ti hanno particolarmente sorpresa?

Gli ambiti di applicazione sono tantissimi: dermatiti, artrosi, dolore cronico, epilessia, patologie neurologiche, disturbi gastroenterici e nelle patologie oncologiche ovviamente. Possono essere particolarmente utili in alcune condizioni per le quali non esiste una vera e propria cura. Ad esempio l’iperestesia felina, una patologia di cui non esiste cura che viene generalmente trattata con dei palliativi. I gatti che hanno utilizzato CBD o cannabis, a seconda della gravità, hanno mostrato miglioramenti significativi o addirittura sono guariti. 

Esistono quindi tante patologie in cui la medicina tradizionale non arriva ma i cannabinoidi possono rappresentare una valida alternativa. Sicuramente anche in ambito oncologico, se non si arriva troppo tardi. Oppure nel caso dell’osteosarcoma, ad esempio ho seguito più cani che hanno ottenuto benefici grazie alla cannabis terapeutica.

Quali sono gli errori più comuni dei proprietari che somministrano CBD agli animali senza una supervisione veterinaria? 

Spesso si accettano senza particolari timori terapie lunghe e farmaci con potenziali effetti collaterali noti. Con il CBD, invece, capita che qualsiasi evento venga immediatamente associato alla terapia, c’è ancora un po’ di paura.

Esistono situazioni in cui il CBD è sconsigliato o richiede particolare cautela?

Più che di controindicazioni assolute, parlerei di valutazioni caso per caso. Con una corretta formulazione è possibile adattare il trattamento a molte condizioni cliniche.
L’unica limitazione riguarda le possibili interazioni con altri farmaci. Per questo motivo la supervisione veterinaria è sempre necessaria.

Hai oltre 10 anni di esperienza alle spalle, e tra le tante cose sei anche docente presso Cannabiscienza. Quanto è preparato oggi il mondo veterinario su questi temi? 

Non siamo messi benissimo. La situazione è migliorata rispetto al passato perché è molto più accettato in ambito veterinario. Oggi, quando un proprietario comunica al proprio veterinario che il cane o il gatto sta assumendo CBD, generalmente non incontra più il forte scetticismo che si osservava anni fa. Quindi abbiamo superato questo primo ostacolo, che non è poco. Però vedo che ci sono anche dei veterinari che si presentano come grandi esperti e fanno delle cose agghiaccianti. 

Qual è il pregiudizio più difficile da superare quando si parla di cannabis e animali?

Il più grande ostacolo è proprio la scarsa conoscenza. Molte persone pensano che, essendo una sostanza di origine naturale, possa essere utilizzata senza particolari attenzioni e magari interrompono o modificano la terapia. Al contrario, i cannabinoidi sono sostanze attive che richiedono competenze specifiche, sia per essere prescritti sia per essere gestiti correttamente.

Quali sono oggi i principali limiti normativi o burocratici per la cannabis terapeutica veterinaria? C’è ancora poca disponibilità?

Per il momento la situazione è relativamente stabile, ma non so cosa succederà visto che alcune delle principali varietà di cannabis terapeutica come Bedrocan, Bedica e Bediol, stanno attraversando cambiamenti produttivi. Penso che in futuro vorranno puntare maggiormente verso gli estratti rispetto alle infiorescenze.

Un altro aspetto che mi suscita preoccupazione è che alcuni pazienti, con ricette di cannabis terapeutica, sono stati convocati dalle forze dell’ordine. Questo potrebbe scoraggiare persone e proprietari dall'intraprendere percorsi che, se correttamente seguiti, potrebbero rappresentare un valido supporto terapeutico.

Cosa dovrebbe cambiare nei prossimi anni per rendere questo settore più affidabile e trasparente?

La priorità dovrebbe essere la formazione. Sarebbe importante che le università iniziassero a inserire nei propri programmi insegnamenti dedicati al sistema endocannabinoide e all'utilizzo clinico dei cannabinoidi in medicina veterinaria. Una formazione strutturata consentirebbe ai futuri professionisti di affrontare questi temi con maggiore competenza.

Se dovessi lasciare un consiglio ai proprietari di animali curiosi sul CBD, quale sarebbe?

Informatevi e affidatevi a professionisti qualificati. Oggi esistono veterinari preparati che possono valutare ogni caso in modo personalizzato e indicare il percorso più adatto.

Il consiglio più importante rimane sempre lo stesso: evitate il fai-da-te e confrontatevi sempre con il vostro veterinario di fiducia.

A cura di Enrica Cappello